Gestione del Panico nelle Emergenze – Alcune Considerazioni

 

Emergenza - alluvione

Emergenza – alluvione

In questi giorni c’e’ un gran parlare di panico, o meglio di come evitarlo.

C’e’ solo un problema: la gran parte dei commentatori sembrerebbe convinta che informare le persone equivalga a creare panico.

Purtroppo, talvolta la cosa si spinge piu’ in la’: ad esempio nel caso di Ebola, sembrerebbe che minimizzare sia la regola.

La domanda e’: che senso ha minimizzare, soprattutto nell’era dell’informazione globale e di internet?

Risposta: informare nei dovuti modi e’ benefico, minimizzare serve solo a perdere la fiducia delle persone; e una volta persa la fiducia …..

Inoltre, nel caso poi si verifichi l’ emergenza le persone non sono sufficientemente preparate, non solo psicologicamente ma anche dal punto di vista delle nozioni necessarie.

La paura e’ frutto della disinformazione: una persona si rende conto che non e’ informata, che non sa come fare in caso il rischio si verifichi, perde ogni fiducia in chi dovrebbe informarla; segue la paura. Poi magari si verifica il peggio, si diffondono le voci piu’ infondate, la fiducia nelle autorita’ non c’e’ piu’, scatta il panico.

Vorrei qui prendere un esempio da Newsweek, un articolo scritto da una persona sul campo che si chiama Chord McCordic: risulta evidente dall’ articolo che il panico ha colpito, ma non nei villaggi che erano stati informati.

Il risultato? Alla data dell’ articolo, i villaggi in questione erano ancora liberi da Ebola, nonostante ‘cases within walking distance‘.

‘… My coworkers and I cooked up a quick plan: we hired town criers to shout daily sensitization messages on megaphones and established an informal information hotline for the villagers to call. Hopefully, this would start to change minds.

A few weeks later, there were confirmed cases in Kenema and panic started to take hold. There were riots at the hospital and infected bodies were dumped on the main street. We left for the capitol, hoping the situation would settle. It never did.

In the villages, though, the thinking on Ebola shifted. For example, when a man recently fell ill with a fever, the patient was isolated. The village called the local clinic and authorities tested him (he tested negative). A month later, these villages remain Ebola-free despite cases within walking distance…

La morale?

Informare le persone e’ necessario, tutto sta nell’informarle nei dovuti modi e infondendo fiducia nelle autorita’. C’e’ un solo modo per conquistare la fiducia delle persone al punto che non cederanno al panico nel momento dell’emergenza: dare informazione corretta e utile; minimizzare puo’ diventare un’arma a doppio taglio, raccontare cose non veritiere e’ la peggiore cosa che si possa fare.

Come?

Una volta stabilito che non si devono raccontare “storie”, la domanda successiva e’: come devo comunicare?

Probabilmente non c’e una risposta univoca; di sicuro, il messaggio deve essere tale che le persone acquisiscano fiducia nelle autorita’ e nelle capacita’ della comunita’ di superare l’emergenza.

Per finire: le grandi malattie sono state debellate innanzitutto grazie alla conoscenza, nonche’ alla diffusione capillare di tale conoscenza.

Il Manzoni racconta nei Promessi Sposi che al tempo della peste di Milano fu organizzata una processione per l’allontanamento del morbo: le conseguenze furono terribili.

Non vogliamo ripetere l’ esperienza narrata cosi’ bene dal Manzoni, vero?

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