Guerra delle Sanzioni tra UE e Russia – Le Conseguenze per l’Export e l’Internazionalizzazione delle Imprese

Export e sanzioni

Le news parlano chiaro: la guerra delle sanzioni con la Russia significa una perdita di 100 miliardi di euro e 2 milioni di posti di lavoro per le UE e la Svizzera, ovvero per l’Europa.

Per quanto riguarda l’Italia (ed il Ticino non e’ lontano dall’Italia), che esporta molto ed in piena fase di internazionalizzazione, si tratta di circa 12 miliardi e di 215.000 posti di lavoro. Per un paese che, agli effetti pratici – ovvero le imprese – e’ in piena crisi, un 0.9% del PIL in meno non e’ poco.

Ma anche per la Germania si parla di 27 miliardi di euro e di 500.000 disoccupati; per la Russia si parla di decine e decine di miliardi.

Secondo la principale organizzazione agricola italiana, Coldiretti, le sanzioni hanno portato ad un boom di prodotti italiani taroccati in Russia; ora, mi chiedo quali conseguenze durature potrebbe avere questo fatto, magari non solo in Russia.

Sembrerebbe evidente che l’Unione Europea abbia grandemente sottovalutato gli effetti delle sanzioni verso la Russia.

E allora mi pongo alcune domande, che riguardano in primis le imprese che stanno internazionalizzando o pensano di farlo:

IInternazionalizzazione export ed UE

1) Com’e’ possibile che la UE abbia sbagliato di cosi’ tanto i calcoli?

Secondo me, la risposta e’ molto semplice: quei calcoli non sono mai stati fatti o sono stati molto superficiali; e comunque, c’e’ stata innanzitutto un decisione politica avulsa da considerazioni economiche.

Cosa strana per un’organizzazione che prima si chiamava CEE – Comunita’ Economica Europea; comunita’ che era una potenza economica indiscussa.

Con la UE, l’Europa ha spostato il suo baricentro verso gli aspetti politici; il problema e’ che l’Europa era una grande potenza economica ma una piccolissima potenza politica.

Al di la’ del fatto che non ha molto senso privilegiare cio’ in cui si e’ deboli a discapito di cio’ in cui si e’ forti, e’ fin troppo evidente che la politica ha preso il sopravvento sull’economia – con grave danno per quest’ultima e quindi per le imprese, in primis quelle impegnate nell’export e nell’internazionalizzazione.

Al di la’ del fatto specifico, qualunque azienda non puo’ fare a meno di porsi domande e chiedersi cos’altro potrebbe “inventarsi” l’Unione Europea. Questo significa incertezza, e l’incertezza non favorisce certamente l’export.

Internazionalizzazione delle aziende Italiane

2) Cosa significa per l’export e l’internazionalizzazione?

Ovviamente, le imprese (perlomeno quelle non colpite “a morte” dalle sanzioni) si stanno rivolgendo ad altri mercati, Cina ed USA in primis.

Pero’ Cina ed USA sono molto piu’ lontani della Russia, ed il trasporto terrestre e’ fuori discussione: restano i trasporti marittimi e quelli aerei. Per inciso, questo potrebbe ben giustificare la forte volonta’ della Cina di assicurarsi la sicurezza delle rotte marittime, soprattutto vicino a casa – e quindi portaerei e quant’altro.

In poche parole, i costi aumentano.

Inoltre, si chiude un mercato enorme e (fino a prima delle sanzioni) in costante espansione; un mercato che, apparentemente, si sta aprendo alle soluzioni locali ed alla Cina.

Insomma, gran felicita’ per le imprese asiatiche.

E naturalmente, gran infelicita’ per le imprese europee, costrette a rivolgersi anche ad aree instabili come il Medio Oriente; una cosa e’ internazionalizzare in Russia, un’altra in un paese arabo con abitudini, usi e cultura totalmente diversi.

Conclusione: complicazioni sia per esportare che per internazionalizzare, in particolare per le PMI – cambiare target cosi’ non e’ affatto semplice, e potrebbe essere quasi impossibile per la gran parte delle PMI.

Export extra UE

3) Ed il futuro dell’export?

Come gia’ accennato, una UE che agisce cosi’ genera dubbi ed incertezze; in poche parole, non e’ un bene ne’ per l’internazionalizzazione ne’ per le aziende in generale.

Tralasciando quanto gia’ visto, ovvero il privilegiare i punti deboli (politica) rispetto a quelli forti (economia), l’Unione Europea e’ ancora un “nano” politico. Ne consegue che i risultati politici, per quanto positivi, saranno comunque limitati; al di la’ che non si capisce perche’ la UE non privilegi l’aspetto economico in cui era fortissima, l’impresa che esporta non puo’ essere felice.

In poche parole, l’azienda europea incontrera’ probabilmente sempre piu’ ostacoli all’export; inoltre, dovra’ dedicare sempre piu’ tempo alla valutazione degli aspetti geopolitici dell’internazionalizzazione. Con una novita’: dovra’ includere anche la UE – o meglio il fattore politico domestico – tra i fattori geopolitici variabili e potenzialmente rischiosi.

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