Bacchiglione e Studio di fattibilita’ per il completamento della Idrovia Padova – Venezia

Il fiume Bacchiglione tra Vicenza e Padova

Alcuni giorni fa, sono stato invitato come relatore ad un convegno sull’idrovia Padova – Venezia, conosciuta anche come Canale Navigabile.

Si e’ forse trattato dell’unico convegno o altro che sia stato tenuto con l’obiettivo di analizzare la questione esclusivamente in modo tecnico (i relatori erano tutti tecnici) e senza preconcetti.

In effetti, il pubblico e’ stato entusiasta della presentazione, salutata da un robusto e lungo applauso; questo e’ stato indubbiamente dovuto alla qualita’ della presentazione, ma anche allo sforzo di usare parole e paragoni comprensibili a tutti.

Non bisognerebbe mai dimenticare che il pubblico e’ ansioso di sentire esposizioni tecniche, ma che queste esposizioni dovrebbero essere alla portata di tutti.

 

Ho cominciato con un’analisi della situazione del fiume Bacchiglione, facendo tesoro dell’informazione derivante dall’alluvione del 2010 e dalle piene seguenti.

Le conclusioni sono abbastanza semplici, pero’ sembrerebbe che sia stato il primo a trarle in un certo modo: a causa dell’elevata urbanizzazione (e della presenza di tante idrovore) la situazione e’ cambiata radicalmente dal 1966 ad oggi; in particolare, il pericolo non e’ piu’ rappresentato solo dalle acque montane, ma anche (e soprattutto, quando si parla del 2010), dalle acque pedemontane (e di pianura), e questo ha chiare implicazioni quando si usa documentazione risalente a vari decenni fa.

 

Dopo una parte sulla situazione (e sulle azioni auspicabili) del fiume Bacchiglione, con una parte sul Brenta, e’ seguita una lunga disamina dello studio di fattibilita’ per il completamento dell’Idrovia (o canale navigabile).

Sono stati analizzati anche gli effetti sulla laguna di Venezia, soprattutto l’innalzamento nelle varie condizioni di marea. In questa parte si e’ sottolineato come, a seconda del livello di marea in corrispondenza dello sbocco, le condizioni possano variare anche notevolmente.

 

E’ stato infine analizzato lo stato di fatto dell’ idrovia.

E’ stato in particolare rilevato come lo stato di fatto sia ben diverso da come normalmente dipinto, e che molte modifiche (ed altro) sarebbero comunque necessarie; cio’ non potrebbe non avere influenza su costi e tempi.

 

Al link che segue potete trovare la presentazione in oggetto:

http://www.slideshare.net/Righetconsult/bacchiglione-fattibilita-idroviapadovavenezia

Le slides sono solo una traccia per quanto esposto al convegno, ma per il Bacchiglione (ed il Brenta) si puo’ trovare molta piu’ informazione su http://youtu.be/MuaZTBd0WVw, oppure in coda alla presentazione. 

 

Risk Management – L’Alluvione di Genova

Emergenza - alluvione

Emergenza – alluvione

Ho preferito aspettare un po’ prima di parlare dell’alluvione di Genova: onestamente, ho preferito non rischiare di essere incluso nel numero di quelli che “dovevano” dire qualcosa.

Preciso che sono interessato a quello che c’e’ da imparare per migliorare il futuro, non al passato per “additare”.

Al di la’ di ogni altra considerazione sul perche’ si sia ripetuta l’alluvione, una cosa mi sembra ovvia: forse non era stata fatta un’analisi dei rischi “adeguata”.

Come spiegare altrimenti la sorpresa pressoche’ totale? Mi sembra infatti che se fosse stata eseguita una Risk Analyis “adeguata”, l’evento avrebbe forse potuto essere prevedibile.

 

Parlando in generale (e non di Genova), mi sembra che ci sia ben poco l’abitudine di affidarsi al giudizio umano; in compenso, c’e’ un’evidente “corsa” ad automatizzare tutto, anche le scelte in campo Risk Management, tramite software o comunque sistemi di calcolo.

E’ vero che le aree da trattare sono molto vaste; e’ pure vero che il personale a disposizione e’ spesso limitato. Ma e’ anche vero che certe cose il sw non le puo’ capire.

 

Tornando all’ alluvione di Genova, quello che ci si chiede e’: al di la’ delle vicende burocratiche/legali/quel che sono, era stata prevista una rivalutazione periodica dei rischi da parte di personale con una conoscenza specifica e approfondita?

Lo so, e’ una domanda senza risposta; pero’, mi sembra una domanda fondamentale. Questo e’ il nocciolo della questione: una simile rivalutazione a cadenza molto piu’ stretta di quanto magari previsto dalla normativa per i piani di protezione civile (o emergenza o come si chiamino), soprattutto per le aree piu’ critiche, e’ fondamentale.

E questa cadenza, dovrebbe essere stabilita caso per caso da un Risk Manager; o se volete, da un Emergency o Disaster Manager.

 

Come potete vedere, la mia preoccupazione e’ che non si ripetano ancora questi eventi. E perche’ non si ripetano, penso che un buon Risk Management gestito (perlomeno ad alto livello) da una persona sia fondamentale.

Emergency Manager – l’Abito non fa il Monaco

emergenza idraulica, fiume in Veneto

Mi rendo sempre piu’ conto di un fatto molto semplice: tanti …. troppi, sono convinti che l’Emergency Manager sia una specie di funzionario o consulente che si e’ preparato in materia.

Beh, chiunque pensi cio’ non si e’ mai trovato coinvolto in un’emergenza: come in altre discipline, studiare non basta; senza un certo tipo di carattere ed un certo modo di reagire alle crisi e/o agli imprevisti, nonche’ un’evidente attitudine a prendere le cose in mano in modo deciso …….. le nozioni e la buona volonta’ servono a ben poco.

 

Purtroppo, in questo mondo dove troppi pensano ormai in termini di apparenza invece di sostanza; in questo mondo dove ormai il piu’ banale imprevisto viene definito ‘emergenza‘; beh, ormai si e’ diffusa la convinzione che c’e’ qualcuno con un cartellino, e che quel cartellino significa che quel qualcuno risolvera’ il problema.

E invece, un’emergenza vera o una crisi non sono come la lampadina da cambiare o la conduttura da aggiustare – peraltro una conduttura rotta puo’ diventare un piccolo dramma per le persone cui tocca ma non e’ sicuramente un’alluvione con il suo impatto catastrofico sulla vita di tante persone.
Bisogna ritrovarcisi in mezzo, magari di notte e in ambiente disastrato, con comunicazioni e informazioni insufficienti, con gente a due passi che sta perdendo tutto, con la responsabilita’ di decisioni che riguardano il futuro delle persone; bisogna proprio esserci in mezzo, per capire cosa significa.

E queste cose non si imparano sui libri; al massimo, fotografie e video possono dare un’idea, ma non e’ assolutamente la stessa cosa.

 

Mai provato a prendere una decisione per la sicurezza di altri quando la vostra e’ in pericolo?

A dare la precedenza agli altri?

A prendere in pochi istanti decisioni ‘di vita o di morte‘ come dicevano gli antichi?

E poi diciamolo, l’Emergency Manager deve avere un carattere ed un approccio alla situazione che poco si sposano con il tran-tran quotidiano!

Lunghi meetings, spesso inconcludenti?

Si guardi, vedremo cosa fare per i vecchietti sul tetto al massimo in 30 minuti, se saranno ancora li’ [risposta ironica].

Smancerie” e “complimenti” di carattere politically-correct?

Ma si figuri , eviteremo di danneggiare le rose del parco, anzi le innaffieremo prima e dopo l’alluvione [risposta ironica].

Sorrisi a 124 denti? Io riferisco i fatti ai responsabili con le raccomandazioni su come gestirli, chiedete loro e smettetela di inventarvi cose che non stanno ne’ in cielo ne’ in terra [risposta necessaria]
Insomma, spero di avere dato l’idea: l’Emergency Manager e’ importantissimo, ma pochi lo possono fare e ……. l’abito non fa il monaco.

Alluvione in Veneto

C’e’ il momento per scrivere e quello per fare.

In questo momento, molte persone sono nei guai in Veneto.

Alcuni di noi sono li’ per aiutare, ed anche per imparare.

Imparare il lato umano, imparare il lavoro, anche di project manager, sporcarsi le mani.

Avevo già scritto quanto rivelatrici fossero le emergenze, quanto si potesse imparare dalle emergenze.

Si parla tanto di soft skills: un giorno assieme agli alluvionati vi insegna piu’ di tanti corsi. E’ vero, conoscere le soft skills aiuta anche in questo caso, ma … e’ evidente che nelle emergenze ci vuole onesta’, capacita’, “buona creanza” come si dice in Veneto; e DECISIONE.