I “supermercati” del project management

Introduzione / Introduction

Questa è una newsletter ironica – ci piace divertirci.

Per coloro che non hanno letto le issues precedenti: www.righetconsult.com/newsletter

Perché questa novità della newsletter parzialmente in italiano?

Beh, tutta colpa (o merito) dei nostri saggi mici Inklet e Tailchaser: hanno deciso di imparare l´italiano 🙂

Inoltre, un audit (chiedete ad Inklet e Tailchaser 😉 ci ha rivelato che molte persone che non sono di madrelingua inglese hanno difficoltà a capire le sfumature di pezzi ironici in inglese, com´è naturale.

Scrivere una newsletter ironica in italiano per chi non è abituato non è facile: l´ironia viene difficile quando si è abituati a praticarla in un´altra lingua.

Inoltre, tradurre testi ironici è praticamente impossibile; questo è il motivo per cui non esiste una versione inglese: ce ne scusiamo con i nostri affezionati lettori che non parlano italiano.

Alcune parti della newsletter restano in inglese: si tratta di parti tecniche.

Speriamo che questo esperimento sia ben accolto ed aspettiamo la vostra opinione, in particolare Inklet-Macchiolina e Tailchaser-Acchiappacoda 🙂

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This is an ironic newsletter – we like having fun.

For those of you who did not read previous issues: http://www.righetconsult.com/newsletter

Why this novelty – a newsletter partially in Italian?

Well, it is a fault (or merit) of our wise cats Inklet and Tailchaser: they have decided to learn Italian 🙂

Moreover, an audit (ask Inklet and Tailchaser 😉 has revealed that many people who are not native English-speaker have experienced difficulties in understanding the nuances of ironic pieces written in English – that is just natural.

Writing an ironic newsletter in Italian isn’t easy for those who aren’t used to that: irony is difficult when one is used to practice it in another language.

Besides, translating ironic texts is virtually impossible; that’s the reason why an English text doesn’t exist: we apologize with our devoted readers who don’t speak Italian.

Some parts of this newsletter are in English: they are technical parts.

We hope this experiment will meet with your approval and we wait for your opinion, in particular Inklet and Tailchaser 🙂

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I “supermercati” del project management

Il Project Management, non dovrebbe essere tagliato per le necessità reali della singola azienda?

Ecco, i cari mici Inklet e Tailchaser già dicono la loro su come vanno invece le cose: mieooowwwww!!

Assistiamo alla riproposta in tutte le salse di “metodi” di project management come panacea di tutti i mali: non importa il luogo, non importa il tipo d´azienda e le sue necessità specifiche, arriva magari la “mega azienda di consulenza” che propone sistemi rigidi creati per tutt’altre realtà aziendali, magari dall´altra parte del mondo. Sperando che usi metodi garantiti da una qualche Autorità e non metodi di proprietà di qualche associazione od addirittura di una singola azienda.

Invece, non solo ci vorrebbe una seria metodologia di Project Management garantita da un´Autorità come PRINCE2 (Projects IN Controlled Environments), ma è necessario adattare tale metodologia alla situazione, come peraltro già previsto da PRINCE2 stesso.

Perché citiamo PRINCE2 in primis? Perché è nata in Europa (è quindi più vicina alle realtà europee di PMP od altro), offre la garanzia di essere di proprietà del governo inglese, si sta diffondendo ovunque anche fuori Europa (Stati Uniti, la patria del PMI, inclusi) e tra le organizzazioni internazionali (NATO, e presto ONU, incluse).

Insomma, un successo europeo in un mondo solitamente dominato da metodi nati in realtà estranee alla cultura ed al modo di pensare europei.

Vengono spesso (anche a sproposito) citate le soft skills nel Project Management: dato che le aziende sono organizzazioni e quindi sono fatte di uomini, non credete che il primo aspetto da curare sia quello culturale?

Che senso ha imporre “metodi” che niente hanno a che fare con le basi culturali, e spesso anche economiche, locali?

Non è quindi solamente un discorso di metodologie di project management serie e garantite da delle vere Autorità, ma anche una necessità di adattare tali metodologie alla realtà locale ed aziendale.

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I “supermercati”

A questo proposito, pensiamo ai “supermercati” del project management: vendono expertise al metro come si fosse al supermercato. Vendono sempre le stesse soluzioni indipendentemente dalla situazione, magari giustificando questa omogeneizzazione con “internazionalizzazione” (per un chiarimento sul nostro uso del termine, vedi il paragrafo omonimo).

E non si tratta solo di “mega”; anche pesci piccoli agiscono nello stesso modo.

La differenza tra piccoli e “mega” è molto semplice.

I piccoli sembrerebbero convinti che con “l´internazionalizzazione” possano “apparire” più professionali.

I “mega” talvolta vendono la loro immagine: le loro pubblicità appaiono sui giornali … fanno pubblicità al marchio invece che alle soluzioni. Questo poteva andare bene fino a ieri, ma tra la crisi e quello che potremmo chiamare un “risveglio” localista, nel senso di riscoprire i vantaggi di chi propone soluzioni adattate alle necessità e vicine al modello culturale/economico del cliente, le cose sono destinate a cambiare in fretta.

In particolare, la crisi ha dimostrato che il modello del “mega internazionalista” in generale non da certamente vantaggi: le aziende cercano il profitto, ed il profitto può essere sia internazionale che locale; adattabilità alle esigenze è la nuova (guarda un po’ che novita!) parola d´ordine.

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Gli airliners

Ci piace fare un esempio: il mercato degli aerei.

Non c´è mercato più internazionale degli airliners o degli aerei militari: i singoli componenti provengono dalle più disparate parti del mondo.

Eppure, anche nel caso di aerei eccellenti (il paragone è perfetto con il project management garantito da un´Autorità), ogni cliente vuole una soluzione personalizzata per quanto possibile.

E non a caso, perché ogni realtà ha delle esigenze speciali e talvolta inderogabili; tutti sanno che alcuni avanzatissimi elicotteri da combattimento (AH-64 Apache), durante la prima guerra del golfo, hanno sperimentato gravi problemi operativi a causa della sabbia; pare che anche il fallito tentativo del 1979 di liberare gli ostaggi dell´ambasciata USA sia stato dovuto alla sabbia.

E badate bene che si tratta di prodotti ad altissima tecnologia che più di tanto non si possono modificare!

Allora perché non si dovrebbe fare lo stesso con il Project Management che è pure una disciplina “intellettuale” ed il cui adattamento alle necessità specifiche e locali del cliente è facilissimo e può essere totale?

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Internazionalizzazione”

Chiariamo che “internazionalizzazione” tra virgolette è qui intesa in un senso speciale: se da un lato vi sono le soluzioni su misura (chiamiamole pure locali) adattate alla situazione aziendale, ma anche al modello culturale ed economico locale, dall´altro vi sono le soluzioni (“Internazionalizzazione”) generalizzate che fanno leva sull´aspetto “internazionale” e magari sul “marchio internazionale”.

È quindi chiaro che noi non abbiamo nulla contro le aziende o le operazioni internazionali, noi commentiamo l´”internazionalizzazione” per come appena definita e non come termine geografico.

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Supermercati” – il tonno

Torniamo ai “supermercati” del project management.

Che siano “ipermercati” o “mini-market”, una cosa sembra ovvia: il loro modello non va. Perché?

Basta guardare il progresso del project management dopo anni di applicazione: tantissimi non sanno cos´è; tanti ne parlano ma non sanno bene cos´è; pochi lo applicano ma i risultati non sono quelli previsti; pochissimi ne hanno avuto una brutta impressione; tutti quelli che restano (e che magari lo applicano) hanno un´idea completamente distorta del project management stesso – e badate bene che quest´ultimo aspetto si applica anche a tanti cosiddetti “project manager”, basta andare a certi convegni (blasonati o meno) sul project management per riscontrarlo.

Un prodotto eccellente com´è il vero Project Management spopola dove arriva: il problema è che non arriva ai “supermercati”.

Bisogna accettare l´idea che il Project Management è come una Ferrari: corre come una Ferrari, appunto, ma le concessionarie non si trovano dietro l´angolo.

Il Project Management è come il caviale: quello buono non si trova al supermercato. Ammettiamo qui che ci piace il caviale: gustoso, con un profumo magnifico ed un sapore ineguagliabile – Come avrete già capito, questi sono Inklet e Tailchaser che praticano l’italiano 🙂

Oppure come il tonno: quello delle scatolette che troviamo al supermercato non solo ha un gusto diverso … ce ne vuole una quantità molto maggiore per saziare. Alla fine, non solo è tutta un´altra cosa, costa molto meno di quello che si potrebbe pensare.

Insomma, i supermercati del project management non solo non vanno, “danneggiano” indirettamente le “casolinerie” (grandi e piccole) del project management che si trovano spiazzate sul mercato.

Si è ormai diffusa una tendenza a rivolgersi ai “supermercati”, anche perché offrono tutta una gamma di servizi. Purtroppo, i posti come Harrods, grande ma dove si può acquistare prodotti di prima qualità (nelle Food Halls, un settore speciale), sono rarissimi.

Ecco allora che le aziende pagano per un pacchetto che comprende tutto … peccato che spesso ottengano solamente tanti bei discorsi sulle soft skills, la comunicazione di gruppo, il team working, ecc.

Perché?

Perché ben pochi hanno un´idea di cosa sia veramente il project management; complice l’informazione (libri, riviste, associazioni, convegni, quant´altro), la gente ha ricevuto un’impressione completamente distorta di cos´è il project management.

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Che senso hanno i “sistemi” di project management “alieni”?

Non è certamente una novità: “metodi” di project management importati a piè pari da realtà completamente diverse.

Anche quando si tratta di metodi seri, di solito non vanno in realtà differenti da quella in cui sono stati concepiti; come non bastasse, non vengono adattati alla situazione locale. Quello che succede di solito è che dopo l´euforia iniziale le aziende si vedono costrette ad adattarli comunque: se sono fortunate, arrivano “in pari”.

Il prodotto esotico che trovate al supermercato avrà una bella confezione però

Com’e’ che eccellenti metodologie di project management vengono dimenticate a vantaggio di “sistemi” esotici?

Perche’ e’ semplice. È semplice andare dal cliente e dirgli “Ti porto il sistema X, chiavi in mano.”

Quanto più difficile è andare dal cliente e dirgli: “Ho una metodologia di project management seria che si è già dimostrata molto efficace, però bisognerà lavorarci su assieme perché va adattata alle tue necessità ed alla situazione locale”.

Giusto per fare un esempio: perché adottare, tale e quale, un “sistema” di project management nato in un altro continente? Se non altro, cambia la mentalità delle persone; alla fin fine, sono le persone che implementano, seguono e accettano un progetto.

La spinta “localista” (culturalmente e/o economicamente) sta prendendo piede; le aziende si guarderanno forse intorno e scopriranno i vantaggi di soluzioni su misura (reale!) e vicine al loro modello culturale/economico (ma non necessariamente geografico), in alternativa a proposte inalterabili che fanno leva sul “marchio internazionale” di massa.

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Project Management e professionisti

Ovviamente, la cosa si estende ai professionisti aziendali/manageriali: guardare alla realtà significa rivalutare i professionisti preparati in alternativa alle offerte “marchiate”.

La dicotomia è semplice: comprare il mobile di qualità su misura per il vostro soggiorno, od il prodotto di massa magari concepito per i soggiorni di un altro continente?

Come inciso, un´altra domanda che dovremmo porci è: scegliere il Project Manager certificato in una metodologia garantita da un´Autorità governativa ed adattata alla situazione locale, o chi che se è certificato lo è in un metodo di un´associazione od addirittura di un´azienda?

La cosa più incredibile è che non solo il project management “su misura” è più redditizio e comporta meno guai, di solito non costa di più e spesso addirittura di meno – la pubblicità costa.

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